domenica 26 aprile 2009

Io c'ero. Festival ed eventi vari. DA SODOMA A HOLLYWOOD 24. LEONI AL SOLE


Italia 1961.

Dalla sezione che dà carta bianca a Ferzan Ozpetek, questo primo film da regista del più noto come caratterista Vittorio Caprioli, è stato introdotto dal regista di origine turca e da una Franca Valeri dai ricordi ancora vivi: legati alla giovinezza di allora, al periodo in cui si univano questo esordio di Caprioli e la prima commedia teatrale di lei, alle riprese a Positano. Philippe Leroy, rimediato a Parigi, fu scritturato in quanto, con un buon doppiaggio, poteva essere credibile come napoletano, a causa della sua gestualità -e così è.
Leoni al sole si svolge nell'arco di un'estate sull'isola della Costiera Amalfitana. In scena un gruppo di uomini non più di primo pelo, che passano le giornate tra mare, commenti, tentativi con le donne. E' un film al maschile, ma fino a un certo punto: questi vitelloni/leoni si rendono conto del tempo che passa, e che mentre loro invecchiano le ragazze che pullulano nel film e sfilano loro davanti, sono sempre giovani (peccato che Caprioli abbia tenuto lunghissima, smorzandola, la scena di imbarazzo e sfida tra questi "leoni" e il ragazzo che viene loro incontro, insieme ad una fanciulla stupenda). La comunella scherzosa maschile estiva è qualcosa che conforta nel suo ripetersi, e che difende dal rapporto con l'altro sesso ("State sempre lì a far niente e le donne manco vi vedono" sono le esplicite parole di un personaggio femminile). Ma d'altro canto, anche il personaggio della Valeri vive delle incertezze sentimentali.
Il film affastella scene, anche brevi, spostandosi da un personaggio all'altro nella cornice dell'isola, non necessariamente per sviluppare una storia o più linee narrative, anzi alcune cose sono lasciate fuori dal narrato (l'episodio di impotenza, il cavamento dei denti della vecchia, la crociera di Leroy che all'inizio parrebbe coprotagonista, poi si rifà vivo nell'ultima parte), per tenere la scrittura più piana e sciolta. D'altronde di "storia", per alcuni personaggi, se ne dà poca. La scrittura dei dialoghi è stimabile, perchè brillante, anche se talora sa di copione. Chi funziona di più in scena sono Caprioli-Valeri-Leroy. L'attrice ha alcune uscite non male, per esempio nella scena dove è in bikini molestata dal bambino, o quando rifiuta un ballo perchè viene chiamato in causa il sesso.
Lo sguardo è morbido, ma non troppo assolutorio; registicamente si fa notare l'estrosa sequenza della soggettiva di una mosca, che vola dall'esterno all'interno di una cucina nel torpore estivo. Leoni al sole è definibile come un beach-movie un pò triste: anche se gli anni sono quelli di varie commediole spiaggiarole, qui le canzoni del momento non contano e si tratta di un film più maturo. Ma un pò datato e alla lunga stanco, senza molto da dire; Caprioli farà di meglio con le successive tre regie, a partire da quel Parigi o cara che avrebbe dovuto esser proiettato al posto di questo, ma è stato scartato perchè già proposto al festival.

Alessio Vacchi
Foto tratta da www.cineclandestino.it.

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